

Tinga Tinga, un nome che suona così divertente...si riferisce alle pitture africane. Tutto questo lo cominciò nel 1968 un signore tanzanese dal nome Tinga Tinga (quindi scrivere tinga tinga o tinga-tinga è sbagliato). Le pitture eseguite in questo stile sono molto colorate e per questo motivo alcuni continuano a dire che Tinga Tinga è un arte nata per bambini. Nostante ciò, le pitture Tinga Tinga furono messe all´asta da Sotheby´s, e si dice che a Tinga Tinga si ispirava per esempio il conosciuto artista americano Keith Harring. Consiglio di sbrigarsi per poter ancora vedere alcuni quadri originali, esibiti presso le vostre librerie locali prima che vengano custoditi nel Museo Britannico. Oppure visitate i website ufficiali dello stile Tinga Tinga per poter saperne di più. (solo nella lingua inglese e kiswahili). La pittura Tinga Tinga ci insegna vedere il mondo con gli occhi del bambino che si nasconde dentro di tutti noi. Un mondo allegro, felice e pieno di colori.
Saluti dal Vostro Tinga Tinganista – Daniel Augusta.
L’arte dalla vita
L’arte per la vita
Continente africano
Non tutti conoscono l’arte contemporanea africana, travolti dal nostro oriente artistico veniamo più spesso coinvolti in un sapere dell’ arte che evidenzia il percorso storico europeo o americano come se fosse l’unica valore espressivo degno di essere conosciuto e promosso come arte.
Spesso accade che molte espressioni pittoriche odierne non esprimano nessun valore condiviso, intrise di un egocentrico individualismo vengono accettate, sostenute ed esibite grazie alla moderazione di un’ arguta promozionale critica, ecco che il dibattito sull’arte grazie a queste figure senza estetica, si sfinisce, esaurendo tutta la sua linfa di vitalità.
Eppure l’estetica non può fare a meno di essere perché è nella vita per la vita, una condizione di morale che senza impedimento sceglie da sé dove svilupparsi e come, una ragione visibile, coerente, necessaria.
E’ il caso dell’arte Tinga Tinga.
Edward Saidi Tinga Tinga nasce nel 1935 nel sud della Tanzania, nel villaggio di Namochelia , le sue prime rappresentazione sono espresse attraverso la pittura murale come storie cantate, esse accompagnano la vita quotidiana degli abitanti locali, diventano testimonianza di un lavoro che presto Edward non potrà più sostenere. Si trasferisce, infatti, a Dar es Salam, per essere assunto come giardiniere, qualche volta s’improvvisa venditore delle sue opere in strada, per essere infine assunto in un impiego stabile nell’ospedale di Muhibili. La sua creatività è passione per la musica, la danza, e in un contesto di maggior sicurezza economica trova anche il tempo di sperimentare nuovi materiali e colori per la sua arte. Finalmente trova disponibili tonalità cromatiche diverse della sua vernice. Si, perché Edward ha iniziato a elaborare i suoi disegni usando la vernic che s’impiega per colorare le biciclette, e a Dar es Salam non ha difficoltà a reperirne di differenti colori. La sua attività non si limita ai quadretti, ma diventa presto riproduzione artistica del suo stile, ceramiche, oggetti della quotidianità incarnano il suo talento. La tecnica artistica è molto complicata, si procede per strati di pittura, che devono seccare prima di aggiungere altro colore, ma il risultato è sorprendentemente luminoso e accattivante, infatti il suo lavoro è molto apprezzato dai turisti. In breve tempo la vendita dei manufatti permette ad Edward di lasciare il suo lavoro per dedicarsi completamente all’arte. La pittura presenta singoli animali dallo sfondo colorato, le sue forme sono semplici, perfettamente delineate dallo spirito simbolico del suo ideatore si eguagliano all’espressionismo della nostra cultura pittorica, ma è nello sciamanesimo, la pratica devozionale di Edward, che ritrovano il corpo dell’ ispirazione. I colori e le forme non corrispondono esattamente alla realtà, antilopi nere, giraffe in bianco e nero, sono metafore del costume sociale, visioni dell’essere antropologico, ecco perché i dettagli non assumono quel valore che in altre espressioni è dato, e vengono omessi per creare un vissuto espressivo intenso, chiaro e simbolico dalla vita per la vita.
Edward Saidi Tinga Tinga non conosce ancora il valore commerciale della sua arte, nel suo studio accoglie sei giovani suoi parenti Ajaba Mtalia, Adeus, Mandu, January Linda, Simon Mpata Kasper Tedo and Omari Amonde. Lavorano in cooperativa, quando un’incidente stronca la vita del maestro, i suoi studenti rimangono orfani della sua direzione, incapaci di provvedere fattivamente alla loro promozione commerciale. Lo stile di Edward si diffonde in molti altri paesi dell’Africa, in Kenia Zanzibar, Arusha,, copiato formalmente da altri pittori, perde la possibilità di ricavarne i diritti del copyright, sino a quando l’incontro con Mrs Salum Mussa non ne riorienta l’organizzazione pratica, fondando Tinga Tinga Partnerships, trasformata nel 1990 Tingatina Arts Cooperative Society. Attiva, con 54 membri, in parte giovani provenienti dalla famiglia del maestro Edward, è sostenuta economicamente dall’aiuto della onlus svizzera Helvetas che costruisce in Dar es Salam, la diretta galleria d’arte Tinga Tinga. Nel 2008 gli artisti firmano un contratto con la Tiger Aspect, per cui il nome della famiglia e il loro tradizionale tratto artistico è concesso a tre parti per la distribuzione sui media BBC, Walt Disney e Penguin. La commercializzazione del design ha fruito una diffusione mondiale del concept Tinga Tinga, anche se, come sempre in queste circostanze accade, la sua originalità ha perso parte della sua unicità.
Questo incontro con l’arte Tinga Tinga è il riconoscimento di un valore lavorativo, che nella sua realtà sociale, fuori dalle considerazioni artistiche, è vita che per trovare la sua possibilità di affermarsi si è dibattuta contro forze dispotiche, per trovare la sua salvezza più spesso ha dato la vita, e in questa forma, nel segno marcato di un tratto stilistico ci lascia la sua vittoria, a noi che guardiamo e della sua bellezza, incantati ci gioiamo.
All´inizi, nel 1968, si dipingevano singoli animali come la iena, il leone e altri. Oggi in questo vecchio stile dipingono solo pochi pittori, fra cui per esempio il figlio di Tinga Tinga Daudi Tinga Tinga. Altri che raffigurano solo un animale sono Abdul Mkura e Amonde Omary. Tutti e due appartengono alla prima generazione dei pittori Tinga Tinga. Poi ci sono artisti che usano questo stile occasionalmente fra cui Becker Wasia, Saidi Chilamboni, Mwamedi Chiwaya e altri (pitture di Saidi e Tinga Tinga)
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Dipingere solamente una giraffa e un nuovo tema, ma sempre ispirato ai vecchi giorni. Questo e rappresentato da Shabani Mkarekwa (la foto sinistra sotto) e Jabili Masoud. Sotto sulla parte destra potete vedere lo stile di Amonde Omari.
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Più tardi i ragazzi (e anche alcune ragazze) arrivarono all´idea di aggiungere qualche fiore e qualche uccello qua o là. Niente di interessante per vecchi uomini ma ai giovani artisti questa cosa nuova piaceva molto. Erano quasi ossessionati dal fatto che per finire un quadro Tinga Tinga si potesse impiegare anche una settimana! Fra questi giovani maestri appartengono Rubuni Rashidi, Saidi Omary, Ibrahim Omary, Zuberi Daimu e altri. Non c´e una regola fissa e a volte può succedere, quando Mwamedi Chiwaya si stanca di dipingere il decimo simba (leone), che potrebbe creare un insieme più complicato. (Sotto ci sono le pitture di Rubuni e A. Hasani)
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Penso che i migliori pittori che usano queste tecniche più complicate siano Mwamedi Chiwaya (la foto sotto), Iddi, Daimu Zuberi e Saidi Omary.
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Saidi Omary, anche se un artista giovane, ha già i suoi allievi. La qualità delle sue pitture è costante. È sempre di buon umore e lavora senza fretta. Per questo le sue opere sono sempre di eccellente qualità. Pur rimanendo nello stile Tinga Tinga cerca di essere creativo ed è una cosa molto difficile. Avrete modo di apprezzare le pitture di S. Omary!
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I dipinti Tinga Tinga danno un’impressione di grande caos. Ma se li guardate da vicino potete notare che ci sono raffigurati solo pochi animali. Ci sono degli autori specializzati su a certi tipi di animali. Quindi Gayo Peter, Mtapwata e anche Kolumbo dipingono le farfalle – va bene, quelle non sono proprio animali. Ma il vero maestro delle farfalle è Kambili. Sembra che lui non dipinga niente altro. Sotto potete vedere le farfalle di Gayo e Chiwaya.
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Mbwana Sudi è conosciuto per i pesci blù e Rubuni mi ha sorpreso coi pesci rossi.
Yuba Mawazo e Zaburi amano dipingere gli uccelli in vari modi. Ma non consideratelo come dato di fatto, i pittori possono cambiare il loro preferenze di giorno in giorno.Ecco le pitture di Chiwaya e S. Omary.
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Nella subcategoria di “gente” appartengono i motivi del popolo nei villaggi, pitture politiche, ospedali, ect. Qualche volta si tratta dei temi molto seri...andiamo a vederli passo a passo!
Il motivo tradizionale - vita in villaggio, viene raffigurato da Noel Kapanda, Steven Mkumba, Kalembo (vedi sotto) e da altri.
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E qui ci sono Mitole Saidi e Steven Mkumba, tutti e due pittori molto apprezzati.
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Mohamed Charinda è il vero maestro delle pitture politiche. Gli ospedali sono dipinti molto bene da Maurus Malikita.
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La vita in città e rappresentata da Katengo, Kalembo, Anthony Jonas, Sey (sotto vedi le pitture di Anthony Jonas)
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Avete mai sentito parlare di “shetani”? Gli shetani nella mitologia africana sono una specie di diavoli. Ancora oggi tanta gente crede alla loro esistenza e sembra che i pittori, raffigurandoli cerchino la loro protezione. Il vero maestro di dipindi di Shetani fu George Lilanga che appartiene fra i dieci autori più famosi nel mondo. Le sue pitture furono esibite presso il centro culturale Pompidou a Parigi e la Metropolitan a New York- solo per nominarne alcuni. Chiedo scusa a tutti i seri collezionisti per aver detto che George Lilanga è un pittore Tinga Tinga, ma in fondo lo era. Anche se è vero il fatto che non tutte le opere firmate da Lilanga furono dipinte da George Lilanga. Di questa ricerca si occupa il sito che ho creato – www.lilanga.org.
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George Lilanga non dipingeva mai in un gruppo di pittori Tinga Tinga. Nonostante i suoi dipinti furono eseguiti presso il Centro Culturale, Lilanga aveva degli amici molto buoni fra i pittori del gruppo. Aveva permesso a Mchisa Thabiti di poter dipingere come lui. E Mchisa diede permesso a Jabili Masoudi. In questo modo si espanse un lavoro familiare. Mchisa ancor oggi dipinge in questo stile. A Dar es Salaam potete trovare molte pitture in questo stile.
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Se dico che George Lilanga è un pittore Tinga Tinga, poi anche Sayuki lo deve essere. Nonostante ispirato a George Lilanga, ha trovato un suo proprio stile. Tutti e due appartengono alla stessa tribù, quindi non è una cosa sconcertante.
In questo momento in Tanzania ci sono centinaia di pittori Tinga Tinga e forse solo cento di loro sono davvero molto bravi. Ma la cosa importante e, che loro non sono uguali. Alcuni di loro si discostano tantissimo. È alcuni addirittura devono lottare come per esempio David Mzuguno. Dopo aver lasciato la cooperativa Tinga Tinga, ha dovuto scappare. Uno dei motivi è dovuto al fatto che dipingeva in un modo molto differente.
Ma parlando dell´arte, di solito non si usano termini come “battuta” o “conflitto” . Meglio dire che gli artisti si sono “diversificati”. Come ha fatto per esempio John Kilaka o Damian Msagula. Ma John Kilaka non è solo un pittore, ma anche un illustratore e un narratore di storie. Visitate il sito dedicato a lui www.kilaka.com
Ora, se alcuni artisti si sono “diversificati”, non è che abbiano fondato una nuova scuola di Tinga Tinga? La risposta e sì, una delle più promettenti è la filiale di Makumbusho. Guardate Nangida Masawe e Emanuel Jeremiah!
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Queste filiali in gran parte non hanno uno leader forte, quindi stanno esperimentando, come Ally Omary, Job Luandala o Lewis Steven. Tutti sono personaggi ricchi di personalità e non lavorano insieme. Forse dipingono sotto lo stesso tetto nella Oysterbay ma nei stili estremamente differenti.
Qui potete vedere le pitture di Lewis.
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Alla fine permettetemi di mostrarvi qualcosa personale. È la pittura Tinga Tinga di Peter Martin. Peter Martin e vissuto con Beatrice e i loro tre figli nel quartiere Mikocheni a Dar es Salaam. Dopo 14 anni si sono sposati. Lei per poter sposarsi in chiesa, si è convertita dalla religione musulmana a quella cristiana. Sfortunatamente, un anno dopo il matrimonio Peter Martin venne a mancare. Ma lui sapeva che sarebbe morto e prima di arrivare a questo momento, ha dipinto una pittura Tinga Tinga . Un testamento per il futuro che ci spiega la connessione forte dell´arte Tinga Tinga con la vita dei pittori.Un testamento che ci dice di guardare più profondamente dietro i colori, uccelli e fiori per trovare una storia vera di Africa, dei suoi artisti e....di noi.
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Con la sua pittura ha pagato le spese del suo funerale la vedova Beatrice. Peter l´ha lasciata con un piccolo bambino - Steven. Spero che col tempo quando Steven sarà cresciuto, tutto il mondo conoscerà bene l´arte Tinga Tinga.

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